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...conoscenza!

Da visitare

ACCIAROLI
Il mare e il litorale di Acciaroli raccontano della storia che qui si è rincorsa. Le invasioni saracene ricordate dalle robusti torri costiere, l'approdo dei Mille nel 1860 e il soggiorno di Hemingway, che da questo borgo ha tratto spunto per alcuni suoi celebri romanzi. Acciaroli è inserito in un fiabesco habitat costiero. Sorge praticamente sul mare, il piccolo centro abitato, caratterizzato da case in pietra che si snodano tra gli stretti vicoli acciottolati e ornati di piante colorate. Sul piccolo porto, una vecchia torre di avvistamento normanna, denominata Bastione, si specchia nelle acque limpide sottostanti. Attaccata al Bastione, c'è l'ottocentesca chiesa dell'Annunziata, costruita nella'area di un antico convento francescano.

Hemingway, fu rapito dal fascino del luogo e vi soggiornò varie volte. Sembra che proprio qui abbia trovato ispirazione per il suo libro Il vecchio e il mare. Il nome del paese pare derivi dal greco a-zale, ossia senza tempesta, a indicare un approdo protetto dai venti.
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IL MONTE CERVATI "Il tetto del Cilento"
Un comodo itinerario conduce all'altopiano sommitale, al santuario della Madonna del Cervati e alla sua vetta, solitario e magnifico belvedere. Faggi, orchidee selvatiche, coturnici e rapaci compongono un quadro affascinante. Sul suo tetto si distende un vasto altopiano carsico dove si alternano prati, zone rocciose, piccoli inghiottitoi e doline. La sua cima,m 1898, è il punto più alto delle montagne del Cilento, un cippo trigonometrico indica la vetta del Cervati. Vi è la presenza del lupo, qualche lontra lungo il fiume Calore, il gatto selvatico, la martora, qualche falco pellegrino e alcune coppie di corvo imperiale sulle creste rocciose. Si può notare la presenza dell'aquila imperiale.
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IL MONTE STELLA
C'è una parte del Cilento in cui il tempo sembra essersi fermato a molti secoli fa, quando le tradizioni animavano , scandivano e solidificando la vita dei suoi abitanti. Intorno al monte Stella si conserva con grande partecipazione il rito delle confraternite. Qui i trenta piccoli borghi medievali del Cilento Antico, che coincidono con un antica baronia, si stringono a corona intorno al Monte Stella, il centro geografico del territorio ma anche centro spirituale della zona. Dai suoi 1130 metri di altezza si vedono tutti i paesi, e da ognuno si scorge la cima della montagna.
Il monte è emerso dal mare 15 milioni di anni fa. Ospita una varietà di ambienti di grande valore naturalistico, tale da essere incluso tra i Siti di Importanza Comunitaria (SIC). Sulla vetta vi si trova il santuario della Madonna della Stella, oggi meta di pellegrinaggio la terza domenica di agosto.

Da ciascuno dei trenta borghi, il Venerdì Santo, i confratelli, con le insegne e le divise della propria associazione, partono per rendere visita dapprima ai sepolcri dei villaggi vicini, poi al proprio.I pellegrinaggi vengono effettuati simultaneamente e reciprocamente da ciascuna confraternita, formando un suggestivo intreccio circolare e sovrapposto di processioni e canti polifonici. Lo straordinario spirito di coesione tra i borghi del monte Stella traspare anche dai rintocchi delle campane che ricoprono sotto un'unica coltre sonora le falde del monte, data la notevole vicinanza dei centri. La campana risuona nei tanti campanili con ampie sovrapposizioni di più segnali, che si rimandano l'un l'altro.
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LA VALLE DELLE ORCHIDEE " Il museo vivente di Sassano"
La Valle delle Orchidee è uno dei percorsi naturalistici più interessanti del parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Tra lande erbose e fitti boschi di betulle nascono spontanee 184 entità di orchidee ammirabili lungo un suggestivo sentiero. A Sassano si snoda un percorso assai suggestivo per l'esemplarità paesaggistica e le peculiarità floristiche custodite. La Valle delle Orchidee si estende su 47 chilometri quadrati, il cui più vivace splendore si manifesta nei mesi di aprile, maggio e giugno. Tra le 184 entità di orchidee vi sono 68 specie, 57 sottospecie, 35 varietà e 24 ibridi. Il percorso che conduce verso questo scrigno naturalistico è agevole, asfaltato e accessibile a tutti.

E' lungo 13 chilometri circa, percorribili anche con bus da 25 posti. Parte dal centro storico di Sassano, a quota 500 metri per terminare a 1240 metri di altezza. Sul percorso vi sono cinque stazioni per osservare meglio le orchidee. La presenza dell'uomo si avverte discreta. Il comune di Sassano in occasione della fioritura delle orchidee selvatiche, organizza nel mese di maggio un'interessante manifestazione, La settimana delle Orchidee, durante la quale è possibile effettuare visite guidate nella Valle e nel Museo delle Antiche Coltivazioni, assistere a spettacoli, degustare gratuitamente prodotti tipici locali come pasta e fagioli,lagane e ceci, ecc.
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PONTECAGNANO Museo archeologico Nazionale "Gli Etruschi di Frontiera "
Il Museo è ospitato in un edificio di ricercate simmetrie, di ariosi e luminosi spazi interni, esso si eleva in un area di 6500 metri quadrati; è dotato di un auditorium di 200 posti, di biblioteca e laboratorio di restauro. Il Museo definisce un percorso di grande modernità, trasparente chiarezza e straordinaria efficacia comunicativa; ciò che viene reso possibile anche dalle vetrine a camera usate per l'esposizione. Questo museo ci restituisce una documentazione archeologica unica: quella di un vasto insediamento estrusco, ovvero la punta più avanzata dell'espansione degli Etruschi nel Sud Italia. Il percorso di visita è diviso in sei sezioni: la Preistoria, la prima età del ferro, la città dei Principi, la città arcaica, l'età classica ellenistica, l'età romana.
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ROSCIGNO VECCHIA
Ai piedi degli Alburni, un piccolo centro in abbandono, tutelato dall'UNESCO, tramanda la storia della vita quotidiana del passato. Roscigno vecchia, si affaccia sulla valle del Sammaro e sorge su una bassa collina, a 574 metri di altezza. Di certo è che furono i pastori, i porcari e i bovari corletani a costruirvi le prime case per accorciare le distanze con i loro poderi. Il suo nome deriva dall'abbondanza di usignoli ( dalla dizione dialettale "russignuolo") Tra il 1902 e il 1908, in seguito a due ordinanze del Genio Civile, il paese venne abbandonato in seguito ai dissesti geologici. L'abitato fu sgombrato e riedificato qualche chilometro più a monte, dove sorge oggi Roscigno nuova. Quando il paese fu abbandonato, solo Teodora, conosciuta come Dorina, decise di non lasciare il suo paese e la sua casa, fino al suo ultimo respiro, avvenuto qualche anno fa.

La struttura urbanistica non ha subito nessuna contaminazione. Percorrendo i vicoli si ha persino la sensazione di sentire le voci della gente. L'ampia piazza Nicotera era il centro, su cui si affaccaino la chiesa di san Nicola, le botteghe e il dipartirsi dei vicoli. Di particolare interesse è il Museo della civiltà contadina in piazza Nicotera realizzato nei locali restaurati dell'ex canonica e del vecchio municipio.
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SALERNO Il Duomo "Un capolavoro del Romanico"
Il duomo di Salerno, eretto nel sec. XI è dedicato a Santa Maria degli Angeli e a San Matteo, è una singolare costruzione che ricorda Sant'Ambrogio a Milano.
Il duomo fu costruito dal duca normanno Roberto il Guiscardo subito dopo la conquista della città nel 1076. Espugnata la città, per guadagnarsi il favore della cittadinanza, decise di costruire un tempio in onore alle spoglie di San Matteo. A quest'impresa partecipò attivamente l'arcivescovo Alfano I, poeta e medico della Scuola Medica Salernitana, già monaco a Montecassino. Proprio alla basilica di Montecassino si ispira il disegno della cattedrale.

Si presenta con due basiliche, una superiore e un'altra inferiore che ospita la cripta il primo nucleo ad essere edificato e dove vennero roste le spoglie di San Matteo. Ultima la costruzione nel 1804, il duomo fu consacrato da Papa Gregorio VII. Il transetto ha una pavimentazione a mosaico, risalente ai primi decenni del XII sec. Di pregio anche i mosaici dell'abside centrale, delle absidi laterali e il sepolcro di Gregorio VII. Vi si conserva il monumento funebre della regina Margherita di Durazzo.
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LONTANI……MA NON IMPOSSIBILI DA RAGGIUNGERE

IL VESUVIO
Ci scusino l'Etna, il Kilimangiaro e il Fujiyama, ma il Vesuvio è da secoli il vulcano più famoso e più raccontato del mondo. Reso celebre dall'eruzione che nel 79 d.C. distrusse Pompei e Ercolano.
Era meta irrinunciabile sul classico itinerario del Gran Tour. Nel 1880, il Vesuvio viene reso accessibile da una funicolare che affronta gli ultimi quattrocento metri di dislivello. "
Funiculi funiculà", una delle canzoni napoletane più note celebra proprio la funicolare, che opravvissuta alle eruzioni del 1906 e del 1929 venne spazzata via dall'eruzione del 1944. Oggi per salire al cratere, occorre camminare per 20 minuti. Lasciati l'auto o il pullman alla fine della strada si sale per un polveroso viottolo che taglia i ripidi pendii di fronte a un panorama sempre più vasto verso il Monte Somma, le lave del 1944, Napoli e il mare, Ischia e Capri.

Oltre il cancello che precede la vetta, si è accompagnati dalle spiegazioni di una guida. Nulla però può preparare il visitatore alla voragine che, compare improvvisamente alla vista quando si raggiunge il cratere.
Il Vesuvio si può raggiungere in pullman da Pompei.
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POMPEI
Pompei è una delle più grandi e sorprendenti aree archeologiche del mondo. Con i suoi due milioni di visitatori l'anno è meta incessante di un flusso di turisti in costante aumento, che la vengono ad ammirare da ogni parte del globo. Oggetto di scavi da secoli, è uno dei luoghi simbolo dell'archeologia mondiale, studiata da specialisti di tutte le università. Eppure è un luogo in grado di riservare ancora sorprese; e non si fa riferimento solo alle nuove e continue scoperte che vengono effettuate ogni anno, e alle numerose ricerche in corso, come le ricostruzioni botaniche dei giardini romani o del processo di produzione del vino degli antichi.

Una piccola curiosità: tra le tante case di Pompei si può ammirare, solo dall'esterno, anche la casa di Trebio Valente! Vi ricorda qualcosa!?!!
Pompei si può raggiungere in h. 1.30 in treno. Un'entrata del sito si trova vicino alla stazione.
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ERCOLANO
Distrutta, come la più conosciuta Pompei dall'eruzione del 79 d.C., l'antica città di Ercolano si scopre all'improvviso dall'alto, sulla trincea scavata dagli archeologi per riportarla alla luce. La drammatica fine della gente di Ercolano è tornata alla luce poco. Anche se la città era stata scoperta fin dal 1710, e scavata dal 1738, sono stati gli scavi iniziati nel 1980 a raccontare gli ultimi istanti di vita di quasi trecento tra uomini, donne e bambini che credevano di essersi riparati dall'eruzione nelle arcate degli edifici più vicini al porto e alla spiaggia. Che si entri dal vecchio cancello affacciato verso Ercolano moderna, o dal nuovo ingresso, la città con le sue strade lastricate, le sue case ed edifici pubblici appare sul fondo del vasto cratere, profondo una trentina di metri creato nel corso degli scavi dagli archeologi.

L'immagine della città sepolta rende ancora più attuali le parole di Publio Papinio Stazio. "Crederà la generazione ventura degli uomini, quando rinasceranno le messi e rifioriranno questi deserti, che al di sotto dei loro piedi giacciono sotto il peso della terra città e popolazioni, e che gli aviti campi si inabissarono?" Così scrisse nelle Silvae il poeta napoletano che Dante fa comparire accanto a Virgilio nella Divina Commedia.
Ercolano si può raggiungere in treno in 2 ore. Dalla stazione ferroviaria un pullman arriva agli scavi.
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