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Da visitare

PERTOSA
Le grotte di Pertosa, nel Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, sono uno dei complessi calcarei più grandi e importanti del Meridione, caratterizzate dalla presenza di un fiume ipogeo navigabile, il Tanagro. Le grotte si snodano per circa 3000 m attraverso cunicoli, caverne e gallerie, straordinari per la bellezza e il candore delle stalattiti e delle stalagmiti. Il primo a parlare delle grotte di Pertosa, dette anche dell'Angelo, fu Leandro Alberti, frate domenicano del XVI sec., nella sua "Descrittione di tutta l' Italia". La presenza umana nelle grotte risale al neolitico ( circa 35 mila anni fa).

Successivamente queste stesse caverne furono scelte sia dai Greci che dai Romani per i loro rituali e poi dai Cristiani, che qui pregavano al sicuro. Le grotte si percorrono a bordo di piccole chiatte che conducono a un approdo, dal quale si snodano diverse diramazioni. Il pathos che avvolge i visitatori, durante la traversata in barca, rende immediatamente attori-protagonisti dai passi della Divina Commedia dantesca: anime traghettate da Caronte negli Inferi. Calati ancor più nella parte , se coinvolti nelle rappresentazione dell'Inferno di Dante, quì ambientato, di mattina per le scolaresche e di sera per gli adulti. Questo è anche lo scenario utilizzato da Dario Argento per girare alcune scene del Fantasma dell'Opera.
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VELIA scavi archeologici e 2 antiquarium
Dell'antica Elea, sepolta per secoli nell'oblio dei sedimenti fluviali e marini, si è a lungo tramandato il ricordo attraverso gli scritti degli storici. Qui aveva sede una tra le più prestigiose scuole filosofiche dell'antichità. Strabone, nella sua opera "Geografia", attribuisce la fondazione della città a una colonia di profughi greci, che qui approdarono intorno al 540 a.C in fuga da Focea, nell'Asia minore, a seguito dell'occupazione persiana. Elea divenne ben presto una delle più fiorenti colonie della Magna Grecia.

Il prestigio di Elea è legato alla scuola filosofica che della città prese il nome, fondata da Parmenide e Zenone. Entrambi nacquero ad Elea. Divenne un municipio romano, prendendo il nome di Velia. Si possono visitare la porta Marina, le Terme, il santuario di Asclepio, il pozzo sacro, tracce di una villa romana. Di particolare importanza é la Porta Rosa, costruita intorno al 350 a. C., con il suo arco greco a tutto sesto e conci radiali. Fu riportata alla luce dal grande archeologo Mario Napoli, che scoprì pure la Tomba del Tuffatore a Paestum. La visita si completa ai due antiquarium che presentano, grazie ai reperti ritrovati, tutta la vita della città.
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L'OASI WWF DEL BUSSENTO E MORIGERATI
Il fiume Bussento, nasce dal Monte Cervati, ingoiato dalla montagna nei pressi di Caselle in Pittari, riaffiora a Morigerati, dopo un percorso ipogeo di 4 km. Quì c'è un posto ideale per le escursioni ed esplorazioni a contatto con la natura. Oggi, la risorgenza è tutelata da un apposita oasi, gestita dal WWF in convenzione con il comune di Morigerati. La riserva ha un'estensione di 607 ettari. L'aspetto più interessante riguarda la fauna: l'oasi ospita probabilmente il più alto numero di lontre in Italia.
La visita delle grotta è possibile tramite guide, che forniscono cenni di geologia, idrogeologia e gli aspetti naturalistici dell'oasi. Attraverso una fenditura nella roccia ci si addentra nel canyon, che si supera passando su di un ponticello in legno. Le altre sorgenti un tempo alimentavano alcuni mulini. Morigerati,sorge presso la confluenza del rio Casaletto nel Bussento.Nel suo caratteristico centro storico si può visitare il museo etnografico.
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MONTE SACRO
Uno dei santuari più venerati della Campania sorge a 1705 metri di quota. Una strada asfaltata ha sostituito il vecchio sentiero dei pellegrini, ma gli edifici e l'immagine della Madonna Nera conservano il loro fascino antico. Il Monte Sacro o Gelbison, in arabo significa "Montagna dell'idolo" (Gebel-el-Son). Sulla sua vetta, si trova il più alto santuario mariano d'Italia, da secoli meta di pellegrini provenienti da tutti i paesi del Cilento, dalla Basilicata e dalla Calabria. Fondato intorno all'anno Mille da monaci basiliani, dal Trecento è dedicato a Maria Santissima del Sacro Monte. La Madonna è una delle " sette Madonne", le altre sorelle dislocate sul territorio cilentano sono la Madonna del Granato a Capaccio sul Monte Vesole, la Madonna della Stella a Sessa Cilento sul Monte Stella, la Madonna della Civitella a Moio della Civitella sul Monte Civitella, la Madonna del Carmine a Catona sul Monte del Carmine, la Madonna della Neve a Piaggine sul Monte Cervati, la Madonna di Pietrasanta a San Giovanni a Piro sul Monte Picotta. La statua della Madonna del sacro Monte è lignea, tra le sette sorelle è quella raffigurata con la pelle scura, col viso allungato, gli occhi alla greca e l'intera figura slanciata. Le pietre scolpiscono la sacralità del Monte Sacro.

A loro, è collegata la ritualità religiosa popolare che si scorge in ogni angolo del sentiero: dalle pietre appoggiate sulle edicole votive alle cataste di pietre trasportate per voto lungo il percorso (i cosiddetti Monti di Pietà), a quelle lanciate sul monolito "ciamba re cavaddo" (impronta di cavallo) dalle donne sterili per propiziare una gravidanza, a due monoliti a forma di menhir vicinissimi tra loro in loc. "Manto ra Madonna", attraverso i quali un tempo le donne sterili si sforzavano di passare, strofinando il ventre sulle pareti, nell'auspicio di una futura maternità.
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TEGGIANO
Teggiano è considerato uno dei centri più importanti della provincia di Salerno dal punto di vista storico, urbanistico e artistico: singolarità che gli conferisce sia il titolo di "patrimonio mondiale dell'umanità" sia quello di "villaggio d'Europa". Teggiano è adagiato sulla sommità di un colle a circa 630 m di altezza. Da qui domina l'intero Vallo di Diano, a cui ha dato il nome (Dianum era il nome altomedievale di Teggiano), anticamente bacino lacustre pleistocenico e oggi vasta pianura solcata dal fiume Tanagro. Il castello é fra i maggiori dell'Italia meridionale: un affascinante costruzione di forma poligonale, con 365 ambienti. Oltre il fortilizio, Teggiano ha altre ricchezze degne di attenzione: la cattedrale di Santa Maria Maggiore; le chiese di San'Antuono, San Martino, Sant'Andrea, San Pietro, San Michele Arcangelo, della Santissima Annunziata; i conventi della Santissima Pietà, di Sant'Agostino e di San Francesco; il ponte romano in contrada San Marco; il Seggio ( un monumentale portico che dal 1450 è stato sede del Consiglio Comunale). Si possono visitare inoltre i tre Musei di Teggiano: Il Museo delle Erbe, il Museo degli Usi e delle Tradizioni e il Museo diocesano nella quattrocentesca Chiesa di San Pietro. Teggiano è anche sede della diocesi Di Teggiano-Policastro.
Per quanti desiderino calarsi ancor di più nel passato medievale del luogo è d'obbligo partecipare alla "tavola della principessa Costanza": una festa organizzata nel mese di agosto, con la quale vengono vissuti i fasti del 1840, quando Antonello di San Severino, principe di Salerno e signore di Teggiano, sposò Costanza, figlia di Federico da Montefeltro e granduca di Urbino.
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PISCIOTTA E MARINA DI PISCIOTTA
Nel Cilento, tra le pieghe di secolari uliveti color verde cenere, sorgono delle minuscole realtà marinare con lillipuziani porticcioli, presso cui attraccano le imbarcazioni dei pescatori. Marina di Pisciotta è una di queste fiabesche realtà. La località è nota per le alici alla menaica. (La "menaica" è una rete che seleziona solo le alici più grandi).

Le alici di Pisciotta
Le alici di Pisciotta

Le alici pescate attraverso l'antichissima ed eco-sostenibile tecnica della menaica, risalente ai tempi dell'antica Grecia. Una tecnica che, un tempo era diffusa su tutte le coste del Mediterraneo, è riuscita a sopravvivere solo a Marina di Pisciotta, conferendole la notorietà e il privilegio di essere un
presidio Slow Food. Pisciotta é un capoluogo abbarbicato su una parete rocciosa a mezza costa tra il mare e le colline, molto interessante é il suo centro storico.
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PADULA Certosa di San Lorenzo
La Certosa di San Lorenzo a Padula, nel Vallo di Diano, è uno dei monumenti religiosi più importanti della Campania. Il Chiostro grande e le ventisei celle dei monaci sono il cuore di questo mondo dedicato per secoli alla contemplazione e alla preghiera. Ad accompagnare nella sua scoperta è il silenzio, che aiuta a calarsi nella vita certosina di 700 anni fa. La certosa fu costruita nel 1306. E' la seconda certosa per dimensioni d'Italia, dopo quella di Parma; una delle più importanti d'Europa; la più vasta di tutto il mezzogiorno; dal 1998 è stata inserita nel Patrimonio mondiale dell'Unesco.

A volerla fu il normanno Tommaso San Severino. I lavori terminarono quattrocento anni dopo il loro avvio, nel 1723, giustificando pertanto la varietà di stili in pittura, scultura e architettura ospitati oggi alla Certosa: dal severo gotico al ridondante barocco. L'impianto costruttivo però è rimasto immutato nei secoli. Gli altari in scagliola con intarsi in madreperla e i cori lignei finemente intarsiati e intagliati sono alcuni degli arredi che arricchiscono la chiesa della Certosa. Nel 1886 il monastero fu soppresso e durante le due guerre fu adibito a campo di concentramento. La sua rinascita si ebbe solo nel 1982, quando venne affidato alla Soprintendenza ai Beni Ambientali, Architettonici , Artistici e Storici di Salerno. Oggi ospita al suo interno il Museo Archeologico della Lucania Occidentale: una collezione di reperti provenienti dagli scavi delle necropoli di Padula e Sala Consilina.
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IL MITO DI JOE PETROSINO, Una casa Museo nel cuore di Padula
Joe Petrosino, uno dei più grandi poliziotti di tutti i tempi è nato a Padula nel 1860. Giuseppe a tredici anni lasciò Padula, insieme ai suoi genitori per raggiungere gli Stati Uniti alla ricerca di una vita migliore. Nel 1883 indossò la divisa da poliziotto della città di New York. Negli anni successivi fece una rapida carriera. Nel 1895 il presidente Roosevelt entrò a far parte del Bureau, il nucleo dei cinque migliori investigatori di New York. Petrosino fu tra i primi a comprendere la necessità di coordinamento tra le polizie dei diversi stati, in questo caso gli Stai Uniti e l'Italia.

Ma la decisione di tornare per qualche settimana in patria gli costò la vita. Nel febbraio 1909 il detective attraversò l'oceano in incognito, venne ricevuto a Roma da Giolitti. Poi si fermò per qualche giorno a Padula e prosegui per la Sicilia. Venne assassinato la sera del 12 marzo con quattro colpi di pistola sparati alle spalle a piazza Marina, nel cuore di Palermo. Il funerale di Petrosino a Palermo fu seguito dall'imbalsamazione del corpo e da un nuovo funerale a New York, al quale assistettero ben 260.000 persone. Il 19 ottobre, il giorno in cui Petrosino ottenne la divisa e il distintivo, è celebrato negli Usa come il Petrosino Day. La casa-museo di Petrosino, nei due piani bassi della casa di famiglia, sorge nel centro storico di Padula e dà l'occasione di una passeggiata nella parte meglio conservata della cittadina. La prima sala riproduce la bottega di sarto del padre di Petrosino. La seconda comprende il letto matrimoniale dei genitori, la culla di Giuseppe e dei suoi cinque fratelli. L'ultima parte del museo ricostruisce la sua carriera professionale e gli onori alla sua morte. Due cose colpiscono molto: l'orologio in casa fermo alle 14.20 quando il 26 febbraio 1909 vi entrò Petrosino e il letto dove passò quella notte a Padula.

PIOPPI
Museo Vivo del Mare e Museo della Dieta Mediterranea
Sulla costa del Cilento, la piccola frazione di Pollica, Pioppi ospita in un antico palazzo un bel museo dedicato al mare. Il Palazzo Vinciprova, risalente al XVII sec., é tutelato dal Ministero dei Beni Culturali. Esso è stato donato al comune dall'ultima erede della famiglia, Lidia Vinciprova.
Nel 1994 l'Associazione Mare-nostrum vi ha fondato il Museo Vivo del Mare, con l'intento di promuovere e documentare lo studio degli ecosistemi marini e costieri del Cilento.


L'esposizione è sistemata in tre sale al piano terra. Una vasca è dedicata al tipico ambiente roccioso sommerso del Cilento: è la vasca Capo Palinuro, nella quale si è ricostruito l'habitat di profondità comprese tra i 30 ei 50 metri. La struttura museale è dotata anche di una sala di lettura, di una biblioteca e di una sala multimediale. Il secondo piano è dedicato al Museo della Dieta mediterranea, che da poco ha avuto il riconoscimento Unesco di Patrimonio dell'Umanità. Ancel Keys, famoso fisiologo americano è vissuto a Pioppi insieme alla moglie per molti anni, teorizzando il valore della dieta mediterranea nella nutrizione umana. Ho avuto il grande privilegio di incontrarlo nel palazzo, un giorno che ero in visita con alcuni parenti, e lui e la moglie erano festeggiati dalla gente del luogo perché ritornavano definitivamente negli Stati Uniti.
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POLICASTRO BUSSENTINO
Il centro storico di Policastro Bussentino conserva una cattedrale di grande fascino, costruita nel secolo XI e poi rimaneggiata più volte. Consacrata nel 1177 é dedicata all'Assunta. Policastro, oggi frazione di Santa Marina, fu fondata sulla sinistra della foce del fiume Bussento da coloni greci provenienti da Rhegion nel 471 a. C. Il nome Pixous o Pixunte, deriva da quello greco di bosso, una pianta molto diffusa nella zona. Entrò nei possedimenti di Roma nel II secolo a. C., e fu ribattezzato Buxentum. Nel periodo bizantino gli venne dato il nome di Policastro. Nel IX secolo, Policastro, fu colpito dall'incursioni saracene. Nell' 839 l'abitato entrò a far parte del principato longobardo di Salerno. Nel 1055 la zona fu conquistata da Roberto il Guiscardo, che fece costruire la fortezza del castellaro di Capitello e diede il via ai lavori per la nuova cattedrale.

Sotto i Normanni, Policastro, fu sede della contea governata da Simone, figlio illegittimo di re RuggeroII. Quando la zona passò sotto il dominio angioino, il porto venne ampliato e Policastro ulteriormente fortificato. Nel 1320 fu conquistato da una flotta genovese, ed entrò in possesso della famiglia dei Grimaldi. Nel 1397 passò ai Sanseverino, nel 1496 divenne feudo dei Carafa di Spina. Nel Cinquecento Policastro venne attaccato dai pirati di Dragut. Nel 1806 il castello fu molto danneggiato da un bombardamento della flotta inglese. Importanti anche le torri medievali affacciate sulla valle del Bussento e il Monte Bulgheria.
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